Nanetta Corridora: “In mutande siamo tutti uguali”




Da podista convinta, da assidua frequentatrice della più svariate competizioni devo confessare che alla lunga le gare stufano.

Correre guardando il cardio, la classifica, il podio diventa noioso.

Si rischia di perdere il ” sapore della fatica” , la bellezza dei paesaggi e, cosa ancora più importante, si rischia di perdere l’essenza stessa dello sport ovvero quella , spesso sottovalutata, funzione sociale della corsa e dello sport in generale.

Oggi mi sono concessa uno stop dalle gare competitive optando per una bella “non competitiva ” organizzata molto bene.

Io e il mio gruppo di amici ci siamo visti di buon mattino, abbiamo scelto la distanza da percorrere, potevamo scegliere tra diversi percorsi con diverse lunghezze, e siamo andati!

Ci siamo infilati per i boschi, con la nebbia alta che avvolgeva il paesaggio.

Sotto i nostri piedi le foglie cadute dai rami, su un sentiero reso umido dalla pioggia di questa notte.

Quel paesaggio forse avrebbe meritato il silenzio…ma noi abbiamo fatto un bel casino.

Le nostre risate hanno riempito il bosco, i “versi” di Paolina quando va “fuori soglia” hanno indotto gli altri podisti nei dintorni a ritenere possibile la presenza di lupi nelle vicinanze, le storielle che ci ha raccontato Gianni, per “portarci all’arrivo senza accorgerci della fatica” mi fanno ridere ancora adesso, il sofisticato Diego che dice le parolacce con un leggero accento francese ha reso più chic l’elenco delle imprecazioni dettate dalla fatica e l’originario tradimento di Stefano, scappato via dietro ad una bella ragazza, é stato lavato via con l’acqua delle pozzanghere che Gianni ha schizzato su tutti noi con una faccina da pirla manco avesse tredici anni.

Che ridere.

E chi lo ha guardato il Garmin?

E chi se la ricorda la fatica?

Miracolo del sorriso, dell’aggregazione, della spensieratezza .

Miracolo dello sport.

Sì perché io, Diego, Gianni, Stefano, Paolina ma anche tutti gli altri amici incontrati stamattina siamo tutti diversi tra noi: la pensiamo in modo diverso su un mucchio di cose, viviamo realtà diverse, abbiamo vite sociali/lavorative/familiari che non si assomigliano neanche un po’ ma questo non importa, non conta.

Noi troviamo nella corsa il nostro punto d’incontro, la nostra “parte comune” , il conforto dopo una settimana di impegni diversi.

E se poi ogni tanto togliamo anche la competizione e lasciamo solo il bello sport possiamo riflettere sulla grande funzione sociale della corsa ( dello sport) che annulla distanze, differenze, peculiarità e caratteristiche di ognuno di noi.

Ci allinea, ci fa somigliare gli uni agli altri, ci raccoglie sotto l’unica grande bandiera del divertimento puro e sano e dei sentimenti positivi che solo lo sport vissuto con questa predisposizione d’animo riesce a regalare.

Anche perché se ci pensiamo bene , in fondo in fondo, quando dopo una gara ci togliamo i vestiti sudati per metterne altri puliti in situazioni più o meno promiscue mostrando a sconosciuti la nostra , non sempre sexy, biancheria intima non siamo forse tutti uguali?