Notre dame de Paris: torna ad Agrigento il tempo delle cattedrali




Ancora una volta la cattedrale di “Notre dame de Paris”si erge maestosa e severa nella città dei templi, complice di un’alchimia unica ed irripetibile, seppur nella sua essenza virtuale, dove gli interpreti corrono nei secoli e si muovono sul palco scolpendo il pentagramma di un lavoro che si riconferma lo spettacolo più amato dal pubblico.

L’opera popolare moderna, tratta dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, prodotta da David Zard con le musiche di Riccardo Cocciante e le liriche di Luc Plamondon adattate in italiano da Pasquale Panella, dopo 14 anni dall’ultima rappresentazione agrigentina approderà nell’area del porticciolo turistico di San Leone dove è stato allestito il teatro che la ospiterà. Un evento spettacolare che richiamerà gli estimatori del musical più apprezzato di sempre.

Si consideri che, nell’arco di 18 anni, “Notre Dame de Paris” nel mondo è stata rappresentata ben 4046 volte. Un tour a colpi di sold out con un “curriculum” impressionante: è stata cantata in 7 lingue diverse (francese, inglese, italiano, spagnolo, russo, coreano e olandese), la versione francese è stata rappresentata in Francia, Canada, Belgio, Svizzera, Monaco, Italia, Libano, Cina, Corea del Sud, Taiwan e Singapore, totalizzando 1277 rappresentazioni.

 La versione inglese è stata rappresentata in Usa, Inghilterra, Cina, Corea del Sud, Russia, Taiwan, Giappone, Singapore, Lussemburgo, Turchia per un totale di 975 rappresentazioni. Il musical dei musical torna ad Agrigento nella sua versione originale in tre serate, precisamente il 28, 29 e 30 luglio, con l’eccezionale cast che lo ha battezzato e che annovera, tra gli altri, Giò Di Tonno, Graziano Galatone, Lola Ponce, Vittorio Matteucci e Tania Tuccinardi.

Nel maestoso allestimento appositamente predisposto, le suggestioni del porticciolo turistico e il cielo stellato di San Leone faranno da sfondo all’amore tragico e impossibile del gobbo Quasimodo, costretto dalla sua deformità a vivere segregato nel campanile della Cattedrale di Notre Dame, nei confronti di Esmeralda, la bella gitana a sua volta innamorata di Febo, il vigoroso capitano delle guardie del Re, ufficialmente fidanzato con la ricca Fiordaliso. Una vicenda appassionante capace di determinare un crescente pathos nell’animo dello spettatore così come il testo originale del grande Victor Hugo ha da sempre catturato l’interesse del lettore. Chi si avvicina all’opera non può non prendere a cuore le vicissitudine dell’ingenua zingara ma, soprattutto, non può fare a meno di sentirsi coinvolto dai sentimenti del povero gobbo.

Lo spettacolo, come l’intero romanzo, è un avvicendarsi di emozioni sempre più profonde che toccano l’intimo di qualsiasi essere umano con una naturalezza tale da lasciare senza fiato. Senza tralasciare il fatto che Quasimodo è uno dei personaggi più belli della letteratura, la descrizione dei suoi sentimenti e dei suoi stati d’animo è qualcosa di straordinario, capace di turbare gli animi come poche cose al mondo in commoventi e dolci immagini di un amore vero e puro. Una difficile impresa quella di trarre un musical da un libro con il pericolo di sottrargli virtualità immaginative e di proporne una visione univoca relativamente alla storia e al suo immaginario (più o meno efficace o fedele all’originale), nel tentativo di deliziare gli spettatori con una bella narrazione senza l’impiccio di quelle paroline scritte in piccolo contenute tra la prima e la quarta di copertina. Eppure questo è uno dei rari casi in cui lo spettacolo e il romanzo riescono a concordare diversi elementi in modo che le varietà delle pagine e delle scene si accordino meravigliosamente con la scienza dell’immaginazione.

Notre Dame de Paris” è stata una scuola che ha insegnato come cantare e stare sul palco mentre un corpo di ballo racconta una storia con le sue coreografie. Anche l’intensità sonora è volutamente più forte, più vicina ai concerti popolari, pur nella sua modernità inserita in un contesto di espressione che emoziona a tal punto da portare gli spettatori a rivedere più volte lo spettacolo. Una magia che fa vibrare gli animi all’ascolto di canzoni come Il tempo delle cattedrali, I clandestini, Zingara, Bella, Mi distruggerai, La corte dei miracoli, Ave Maria pagana, Parlami di Firenze, Le campane, Un prete innamorato. Una magia che si completa aggiungendo le coreografie ed i movimenti curati da Martino Müller, i costumi di Fred Sathal e le scene di Christian Rätz, la direzione magistrale dal regista Gilles Maheu e la collaborazione di tanti professionisti. Un’alchimia unica, e forse irripetibile, vuoi per i talentuosi protagonisti dalla voce penetrante e dall’intonazione perfetta, vuoi per il corpo di ballo tecnicamente ed espressivamente impeccabile che si destreggia anche in acrobazie e break dance grazie alla presenza di professionisti acrobati e breaker, vuoi per le note sempre uniche e coinvolgenti di Riccardo Cocciante, i costumi assai belli e curati e le imponenti scenografie unite alle luci armoniche. Uno spettacolo entusiasmante dove il pubblico già conosce i testi delle colonne sonore ed intona parole e melodie sino alla fine della serata, in movimenti più o meno muti delle labbra. Un pubblico che, al termine, applaude sempre trainato in una “standing ovation” tutta meritata.