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Canicattì, giornata di studi per Architetti e Amministrazione Comunale (Video)

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E’ il tema della Giornata di Studi nella ricorrenza della Licentia populandi di Canicattì, 3 febbraio 1468, in programma sabato, 3 febbraio prossimo, alle 9, al Teatro Sociale a Canicattì.

L’organizzazione dell’Evento, patrocinato dal Comune di Canicattì, è a cura della sezione Sicilia dell’Istituto Italiano dei Castelli con la collaborazione dell’Ordine degli Architetti della provincia di Agrigento e della Fondazione Architetti del Mediterraneo.

Saranno presenti: Eugenio Magnano di San Lio, presidente della sezione Sicilia dell’Istituto Italiano dei Castelli; Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio nazionale degli Architetti; Michaela Stagno d’Alcontres, vicepresidente nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli oltre a docenti universitari, studiosi e professionisti del settore.

La Licentia populandi 3 febbraio 1468

Nel 1448 Antonio Fulco Palmeri vendette per 250 once la baronia ad Andrea De Crescenzio il quale, il 3 febbraio del 1468, ottenne la facoltà di ampliare i confini di Canicattì. De Crescenzio si impegnò parecchio: fece affluire, concedendo agevolazioni e concessioni, genti provenienti da ogni dove.

Fu così che, sotto il governo di De Crescenzio, Canicattì raggiunse la superficie di circa 800 ettari.

In un primo momento, la data dell’atto fu fatta risalire al 1467 ma si tratta di un errore di calcolo: gli anni, in quell’epoca, venivano calcolati secondo le indizioni (ciclo di 12 anni). L’indizione scadeva il 25 marzo.

Soltanto dopo certosine verifiche storiche, è emerso che non si trattava del 1467 ma del 1468.

Fu proprio in quell’anno, nel 1468, che De Crescenzo chiese al re la terra, una piccola borgata, e cominciò la costruzione di Canicattì.

Le strutture architettoniche: un patrimonio da recuperare

Le strutture architettoniche o i brani di murature di edifici antichi non utilizzati e, a causa della loro consistenza, non utilizzabili, coinvolgono un patrimonio culturale qualitativamente e storicamente significativo. Tali vestigia costituiscono un ‘limbo’ di ruderi, la cui conservazione, restauro e valorizzazione, sono decisamente più complessi e articolati rispetto ad altre situazioni.

Nel caso specifico delle strutture fortificate la problematica impone maggiore attenzione. Spesso di fondazione medievale – e talvolta anche precedente – esse si presentano notevolmente stratificate poiché, nel corso dei secoli, hanno dovuto costantemente essere adattate alle sempre rinnovante esigenze difensive e di rappresentatività del potere. Senza contare le riparazioni di eventuali danni subiti.

Terminata e perduta la funzione fondante e, quindi, se non trasformate per altre finalità, talvolta in modo radicale, le strutture fortificate e difensive sono state abbandonate. La mancanza di manutenzione, l’incuria e l’oblio hanno, di conseguenza, determinato un degrado, talvolta consistente e, purtroppo, difficilmente rimediabile.

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